sabato 23 settembre 2017
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I cistercensi
Storia

Nel 1098, Roberto, Abate di Molesme in Borgogna, deluso, lasciava quel monastero da lui fondato e in cui aveva sognato di realizzare il suo desiderio più grande: vivere la Regola in tutta la sua interezza e semplicità. Purtroppo a Molesme, come nelle altre abbazie benedettine del tempo, il sopraggiungere della prosperità a causa delle frequenti donazioni di terre da parte dei feudatari, ne aveva cambiato lo spirito primitivo e l'osservanza della Regola era andata sempre più attenuandosi e decadendo. Roberto si ribellava a questo stato di cose.

Così il 21 marzo, giorno di San Benedetto e Domenica delle Palme, si ritirò insieme a ventuno suoi compagni in un luogo boscoso e solitario vicino a Digione. I giunchi che si trovavano in quel luogo danno il loro nome cistels al monastero (da cui il nome cistercensi), dove la piccola comunità si diede a vivere con entusiasmo l'ideale monastico di povertà, lavoro, preghiera e solitudine.

Ma erano passati appena pochi mesi dalla nuova fondazione quando i monaci di Molesme, divisi e disorientati dopo la partenza del loro Abate, ne invocarono insistentemente il ritorno. In obbedienza al Papa Urbano II che aveva accolto la loro richiesta, Roberto ripartì e riprese la direzione della sua antica Abbazia.

A guida di Citeaux rimase Alberico. Fedele al programma del suo predecessore, egli si adoperò per consolidare nel monastero la povertà di vita, rifiutando radicalmente ogni beneficio e rendita feudale. Istituì i "fratelli conversi", i quali erano membri della comunità, ma con funzioni distinte da quelle dei monaci. Ad essi furono affidate le attività manuali e la conduzione delle terre del monastero.

Cambiò anche l'abito dei monaci da nero in bianco (ecco perché furono detti anche "monaci bianchi") e dedicò la chiesa a S. Maria come sarebbero state tutte le abbazie Cistercensi.

Dal Papa Pasquale II ottenne il riconoscimento di Citeaux e la protezione apostolica.

Alla morte di Alberico (1108) assunse la direzione del monastero Stefano Harding, dal quale veniva portata a compimento l'opera di Roberto: povertà, preghiera, lavoro e solitudine erano ormai vissuti a Citeaux senza mitigazioni o compromessi. Tanta austerità non favorì l'afflusso di nuovi monaci; la mancanza di vocazioni cominciò a destare preoccupazione per le sorti della comunità, che lentamente sembrava avviarsi al declino.

Ma, come racconta Guglielmo di Saint Thierry nella "Vita prima Sancti Bernardi", <>.

Bernardo per entrare in monastero, aveva lasciato il castello paterno di La Fontaine, vicino a Digione (dove era nato nel 1090) portando con sé, insieme ad altri parenti ed amici, anche i suoi cinque fratelli. Da quel momento la personalità carismatica di Bernardo avrà influenza dominante e decisiva nella storia e nello sviluppo dell'Ordine.

In breve tempo molti altri seguirono il suo esempio tanto che il monastero non fu più in grado di accogliere nuovi postulanti. Come "api che sciamano", volarono via a formare nuovi "alveari".
Nel giro di due anni sorsero quattro abbazie: La Fertè (1113), Pontigny (1114), Clairvaux e Morimond (1115). Da Citeaux e da queste quattro abbazie derivarono tutte le altre.

Per mantenere in tutte inalterato lo spirito di Citeaux e nello stesso tempo per salvaguardare la loro autonomia come esigeva la Regola, Stefano Harding concepì la "Charta caritatis", il documento costituzionale dell'Ordine Cistercense.

La "Carta della Carità" stabiliva la dipendenza di ciascuna Abbazia "figlia" dall'Abbazia "madre" che l'aveva fondata; e di tutte, dall'Abate di Citeaux.

Questi aveva una sorta di primato d'onore tra tutti gli altri Abati, ma anche lui era sottoposto al controllo e alla correzione degli Abati delle prime quattro abbazie madri (La Fertè, Pontigny, Clairvaux, Morimond).

Le visite degli Abati padri alle abbazie figlie e soprattutto i Capitoli Generali (assemblee generali degli Abati di tutti i monasteri) erano gli strumenti atti a controllare la perfetta uguaglianza, in tutti i monasteri, degli orari, dei riti, del canto e perfino della costruzione degli edifici, nonché l'interpretazione e l'osservanza uniforme della Regola di S. Benedetto.

L'invito rivolto dai cistercensi agli uomini a ritirarsi dal mondo e dedicarsi ad una vita di povertà e di preghiera, era irresistibile. In virtù della loro compatta organizzazione e soprattutto grazie allo zelo di Bernardo, oltrepassarono i confini della Francia per diffondersi in tutta l'Europa.

Alla morte di S. Bernardo (1153), in onore del quale l'ordine fu anche detto "dei bernardini", si contavano 343 abbazie.

 



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